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AL CENTROSUD INVECE SI ASPETTANO LE PIOGGE PER RIEMPIRE I BACINI IN DEFICIT IDRICO MASSIMO GARGANO, Direttore Generale ANBI “NUOVI BACINI CONTRO IL RISCHIO IDROGEOLOGICO E PER CREARE BATTERIE NATURALI VERSO GLI OBBIETTIVI DI AGENDA 2030”

Roma, 8 ottobre 2020 – Mentre la piena “morbida” del fiume Po sta attraversando i comuni del basso Veneto, comunque in stato di pre-allarme, sta progressivamente tornando alla normalità la situazione idraulica nei territori nord occidentali, gravemente colpiti dalla violenza degli eventi meteo di inizio Ottobre. Il “grande fiume”, con livelli largamente superiori sia alla media storica che all’anno scorso, segnala il raddoppio delle portate in 48 ore, man mano che si avvicina alla foce (a Borgoforte, nel mantovano ha toccato i 5.102 metri cubi al secondo contro una media storica pari a mc/sec  1.632).

Esemplare dell’eccezionalità dell’evento meteo, che ha causato gravissimi danni al territorio con la perdita anche di vite umane, è la situazione dei corsi d’acqua piemontesi (Dora Baltea, Sesia, Stura di Lanzo, ma anche Stura di Demonte, Orco e soprattutto Tanaro e Cervo), le cui portate sono in repentino calo, riavvicinandosi velocemente alle medie del periodo.

Analogo, in Liguria, è l’andamento del fiume Centa e del torrente Argentina, mentre rimane sostenuto il livello idrometrico del Vara.

In Emilia Romagna, i fiumi, dopo l’innalzamento dei livelli nei giorni scorsi, sono tornati sotto la media del periodo, ad eccezione del Savio.

A completare il quadro diffuso dall’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche ci sono i fiumi del Veneto, le cui portate sono in discesa ed i grandi laghi del Nord Italia, i cui livelli, pur in calo, restano largamente superiori alla media del periodo.

“I cambiamenti climatici stanno pregiudicando l’attuale modello di sviluppo italiano – afferma Massimo Gargano, Direttore Generale dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI), intervenuto ad un webinar di “IT Cold” (Comitato Italiano Grandi Dighe) – La sicurezza idrogeologica nasce nei territori montani, dove è necessario realizzare nuovi invasi per trattenere le piene e creare riserve idriche, utili a favorire la permanenza dei presidi umani, contrastando il progressivo abbandono di quelle aree. Devono essere bacini multifunzionali  contribuendo, in particolare nel campo delle energie rinnovabili, al raggiungimento degli obbiettivi indicati dall’Agenda 2030; potremmo immaginarli come batterie naturali a servizio del Paese.

Nel Nord Italia, il Piano ANBI per l’efficientamento della rete idraulica indica la necessità di manutenzione straordinaria per 9 invasi, la cui capacità è limitata dalla presenza di 544.700 metri cubi di sedime sul fondo; vengono inoltre segnalati 4 bacini da completare (capacità totale: mc. 3.962.000; investimento previsto: € 16.468.018), nonché 13 progetti definitivi ed esecutivi, cioè cantierabili, per realizzare altrettanti serbatoi artificiali (capacità complessiva: mc 58.323.000; investimento: € 477.084.472; occupazione stimata: 2.385 unità).

Per quanto riguarda le riserve idriche nel  resto d’Italia, si spera nelle piogge autunno-vernine per recuperare i deficit sul 2019,  registrati nei bacini di Marche (-8,6 milioni di metri cubi) , Puglia (-68.72 milioni di metri cubi) e Basilicata (-50,12 milioni di metri cubi).

Confortante è invece la condizione delle riserve idriche nel Lazio, mentre sono in calo le portate dei fiumi Sele e Volturno in Campania; in Sardegna, la stagione irrigua si è conclusa con gli invasi, che trattengono acqua per il 64,59% della loro capacità: una performance migliore del 2019.