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Piacenza, 23 marzo 2020 – La diga di Mignano, nel comune di Vernasca, è stata inaugurata il 24 maggio del 1934. Dopo decenni di operatività al massimo livello, negli anni ‘69-’70, il suo utilizzo ha subìto delle limitazioni da parte dell’allora Genio Civile per l’inadeguatezza della capacità di deflusso del torrente Arda nel tratto vallivo. Negli anni Ottanta del secolo scorso sono subentrati ulteriori limiti di invaso dovuti alla necessità di adeguare la diga alla normativa vigente. Si sono resi dunque necessari significativi lavori di ristrutturazione, iniziati negli anni Novanta e terminati pochi anni fa (finanziati dal Ministero dell’Agricoltura), al termine dei quali è partita, da parte del Consorzio, la richiesta di autorizzazione al collaudo per verificare il comportamento della diga; procedura diventata realtà grazie al significativo raggiungimento di un accordo fra le parti: i sindaci della vallata, la Direzione generale per le dighe e le infrastrutture idriche ed elettriche del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, l’Ufficio Tecnico per le dighe di Milano del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, l’Agenzia Regionale per la Sicurezza Territoriale e la Protezione Civile della Regione Emilia Romagna, il Servizio Area Affluenti Po della nostra Regione, l’Agenzia Interregionale per il fiume Po, la Commissione di Collaudo e la Prefettura di Piacenza. Nel maggio 2018, sempre secondo procedura, si è entrati nella fase di sfioro controllato con il raggiungimento della quota di 337,80 metri sul livello del mare (corrispondenti a circa 11 milioni e 400 mila metri cubi) a cui è seguito il mantenimento del livello e il successivo abbassamento graduale fino al ritorno a quota di 335,80 metri sul livello del mare. Il momento della tracimazione, tra tutti il più suggestivo, è stato vissuto con grande coinvolgimento da parte dei cittadini piacentini e delle autorità competenti; in centinaia, infatti, nei giorni dello sfioro, hanno deciso di raggiungere la diga per assistere personalmente a questa fase così importante e spettacolare. Anche dopo questo periodo, la Commissione di Collaudo (appositamente nominata dal Ministero delle infrastrutture e dei Trasporti a cui spetta il controllo delle “grandi dighe”) ha continuato il monitoraggio del comportamento della diga sia verificandone i parametri sia con una visita ispettiva eseguita nei giorni del 17 e del 18 febbraio 2020 ai quali ha fatto seguito la sottoscrizione di una dettagliata e corposa relazione (composta da una descrizione dell’opera, della ricostruzione degli interventi di ristrutturazione, dell’attività della Commissione, ecc) allegata al Certificato di Collaudo dell’opera che ne attesta il funzionamento soddisfacente fino al raggiungimento della sua massima capacità.

SIGLATO IL CERTIFICATO DI COLLAUDO

Il 19 febbraio 2020 è stato siglato il Certificato di Collaudo della diga di Mignano a firma della Commissione di Collaudo (composta dagli ingegneri Mauro Russo e Valter Pascucci e dal dottor Massimo Trastullo) e del Presidente del Consorzio di Bonifica di Piacenza, Fausto Zermani. “Questo è un giorno importante per la provincia di Piacenza e per tutta la val d’Arda” – ha affermato Fausto Zermani – “Abbiamo sottoscritto il certificato che attesta il buon comportamento  della diga di Mignano. Con grande orgoglio restituiamo la diga alla sua massima efficienza, a un territorio che ha cambiato il suo volto, la sua storia e la propria realtà, dopo la realizzazione dell’opera. Abbiamo mantenuto la diga, nonostante la storicità dello sbarramento, con un’efficienza che è moderna”. E’ poi la Commissione di Collaudo ad affermare: “La diga di Mignano è stata costruita e manutenuta bene. Dalla sua entrata in funzione ad oggi sono stati fatti una serie di adeguamenti per innalzarne gli standard soprattutto in risposta all’evoluzione normativa. Con la certificazione di oggi la diga entra in esercizio ordinario e può raggiungere la sua massima capacità pari a 11 milioni e 400 mila metri cubi”. A seguito del collaudo, la diga, è un’opera più sicura per le 12.000 ditte consorziate che godono del suo beneficio e più acqua per le 1.200 imprese che arricchiscono l’economia del territorio. E’ il Professor Paolo Rizzi, Direttore del Laboratorio di Economia Locale, Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza ad intervenire in merito al valore economico generato dal distretto agricolo della Val d’Arda: “Le attività di manutenzione della diga di Mignano garantiscono l’acqua per il distretto irriguo Arda (4.000 ettari) e una produzione agricola del valore stimato di circa 18 milioni di euro (stime basate sui dati del valore medio della produzione agricola provinciale, non su specifiche colture irrigue servite: pomodoro, mais, soia, etc.) considerando anche la possibilità di fonti alternative (come pozzi e laghetti privati). Il rischio evitato in termini di sola produzione primaria (senza valutare gli impatti indiretti sulle filiere agroalimentari) può essere stimato intorno a 12 milioni di euro”. Se si pensa al territorio piacentino, per l’anno 2018, 553 milioni di euro, pari al 6,7%, è la stima del peso della filiera piacentina sul Valore Aggiunto (dato dalla differenza dei ricavi meno i costi). Piacenza è la terza provincia, nella nostra regione, per la quantità di latte prodotta, pari a: 331.562 tonnellate; è la quarta provincia per la produzione di Grana Padano DOP ed è la prima del nord Italia con 9.962 ettari coltivati per il pomodoro da industria. Latte, pomodoro e vino tra le eccellenze.

PIANO DI LAMINAZIONE

In concomitanza agli interventi fatti e al raggiungimento del Certificato di Collaudo si è lavorato alla redazione del Piano di Laminazione (uno dei primi in Italia) che è funzionale all’innalzamento del livello della diga alla sua quota di massimo invaso. In pratica, il Piano il Piano di Laminazione contempera la necessità di invasare più risorsa con quella di protezione dei territori di valle superando il vincolo imposto 40 anni fa. Ad oggi è stato avviato l’iter del Piano del quale è necessaria, urgente e strategica l’approvazione da parte della Regione Emilia Romagna. Fausto Zermani chiosa: “Le attuali regole di gestione limitano l’accumulo della risorsa fino a circa 10 milioni di metri cubi. I nostri ingegneri hanno elaborato un Piano di Laminazione dinamico che prevede la possibilità di arrivare a massimo invaso (1 milioni e 400 mila mc in più) in tempo per la stagione estiva e mantenere, invece, per le stagioni normalmente più piovose, il livello ad una quota inferiore; questo per essere prudenti ma al tempo stesso andare incontro alle esigenze produttive del territorio della Val d’Arda senza mai dimenticare che, in qualsiasi stagione e condizione, la sicurezza dei cittadini è la priorità. Si agisce sulla base delle previsioni meteo e degli strumenti che misurano le piogge in corso (presenti a monte dell’invaso) per scaricare preventivamente ed avere a disposizione quel volume utile all’accumulo di un atteso evento di piena con la consapevolezza che il rischio zero non esiste ma siamo tutti quanti coinvolti a lavorare su questo strumento per definire quello che è il rischio residuo accettabile”.

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