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Ammonta a 240 mila euro la sola spesa straordinaria per l’energia utile ad azionare gli impianti idrovori per “smaltire” oltre 100 milioni di metri cubi di acqua transitati nelle canalizzazioni consortili nei giorni di piena. Uno scenario climatico atipico, ma purtroppo sempre più frequente a cui dare risposte adeguate 

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REGGIO EMILIA, 9 Dicembre 2019 – Forse lo scenario non sarà proprio quello apocalittico immaginato da Ridley Scott per un distopico Novembre 2019 nel capolavoro di fantascienza “Blade Runner” datato 1982, ma il periodo appena terminato e iniziato proprio ai primi del mese scorso ha fatto registrare valori di precipitazioni abbondanti e soprattutto decisamente superiori alla norma del periodo: oltre 200 mm contro una media annua di 750 mm. Un dato oltremodo inconsueto che si può annoverare tra i record delle ripercussioni territoriali in conseguenza ai picchi climatici del nuovo millennio è quello relativo alla quantità di acqua scolata nella rete del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale : oltre 100 milioni di metri cubi , di cui ben 65,73 per sollevamento meccanico grazie agi impianti consortili; una manovra estremamente provvidenziale quanto onerosa visto che il consumo di 1,254 milioni di kwh ha generato un costo straordinario di circa 240 mila euro solo in pochi giorni di attività. Questa enorme quantità di risorsa idrica – gestita in modo mirato dal personale del Consorzio attivo full time 24 ore su 24 – è risultata assolutamente fuori-scala, corrispondente a 9 volte il volume d’invaso irriguo della stessa rete consortile. E l’impatto si è dimostrato quanto mai distruttivo, le conseguenze sull’intero sistema di canalizzazioni del comprensorio della Bassa, vista la violenza e la modalità temporale della caduta delle piogge, sono ora evidenti e sommano una lunga catena di danni che, dopo un minuzioso monitoraggio dei tecnici consortili, si stima attorno ai 20 milioni di euro.

La criticità più evidente che emerge da questo tipo di evento atmosferico – che purtroppo si palesa in modo ormai quasi endemico periodicamente sulla nostra pianura – è che il sistema di bonifica, creato sapientemente in questa forma un centinaio di anni fa, oggi fa conti salatissimi con questi fenomeni violenti. La rete (nata come irrigua e successivamente impiegata anche nella funzione di scolo), guadagna l’annuale manutenzione ordinaria, ma avrebbe necessità “straordinaria” di consolidamento e potenziamento proporzionale all’entità dei gravi impatti delle calamità degli ultimi anni.

Uno scenario a dire il vero non unico nel complesso sistema degli equilibri ambientali, antropici, territoriali del nostro paese, ma a cui è essenziale dare adeguata evidenza in tempo utile per agire in prevenzione, un’evidenza rimarcata costantemente a tutti gli organismi e ed enti territoriali che operano nel settore e sovraordinati.

Di seguito un elenco di alcuni tra i danni principali evidenti del dopo-piena individuati e stimati nelle ultime ore dall’equipe di monitoraggio del Consorzio lungo i 3600 km di canali consortili: Canalazzo di Brescello a Brescello, Canale Castelnuovo Basso a Gualtieri, Cavo Naviglio a Reggio Emilia e Correggio e Canale di Casalpò a Castelnuovo Sotto.

Andrea Gavazzoli

Ufficio Stampa & Media Relations

Consorzio di Bonifica Emilia Centrale

                                                   Cronologia degli eventi

La fase più critica si è verificata nella nottata tra sabato 16 e domenica 17 novembre, con precipitazioni di 80 mm in pianura che hanno generato un repentino rialzo dei livelli dei canali di scolo. A partire dai ricettori secondari, fino ai primari, tutto il reticolo idrografico ha da subito mostrato una notevole difficoltà di deflusso delle acque verso valle siccome l’apporto delle piogge cadute è stato superiore alla normale portata dei canali ed alla capacità di pompaggio degli impianti. Da subito sono state messe in campo tutte le azioni per fronteggiare l’evento, con l’attivazione di tutti gli impianti idrovori di scolo alla massima potenza e portata per un pompaggio complessivo pari a 160.000 litri al secondo. In particolare, sono stati attivati gli impianti di Boretto Scolo, Torrione, Mondine, San Siro, Rodanello, Diversivo Bresciana, e in via del tutto eccezionale è stato attivato l’impianto irriguo di Santa Maria della Fossa per consentire l’invaso di un canale irriguo come cassa di espansione. Per laminare il picco massimo dell’onda di piena ed evitare tracimazioni dei canali è stato necessario allagare quattro casse di espansione di cui: Cavo Naviglio a Correggio, Torrente Tresinaro a Cà De Frati, Cavo Parmigiana Moglia Bacini Bagna e Valletta. Parallelamente per rallentare il decorso verso valle del Cavo Lama a Carpi e del Canale di Canale di Risalita sono stati invasati diversi tratti ad uso irriguo. Lo staff – coordinato in loco dall’ ingegner Paola Zanetti – è stato costantemente impegnato a presidiare e tenere pulite, con i mezzi del Consorzio, le zone critiche normalmente situate in corrispondenza di ponti e sifoni per consentire il transito delle acque piovane,  Le azioni coordinate tra attivazione impianti e manovre degli scaricatori presenti sulla rete idraulica hanno permesso di contenere i livelli all’interno delle arginature modificando gli assetti della rete in funzione del diverso comportamento dei canali. L’evento è stato gestito h 24 per circa due settimane sul territorio e in sala telecontrollo, da oltre cento persone che si sono turnate, a cui va il sincero apprezzamento per il lavoro svolto. Data la concomitanza delle piene di Secchia e Po e le piogge dei giorni successivi, gli impianti idrovori hanno funzionato per circa 2 settimane di cui i primi 3 giorni alla massima potenza con un volume di acqua complessivamente pompato pari a 65,73 milioni di m.c., a cui devono aggiungersi i 35 milioni di m.c. circa scolati per gravità, che portano a circa 100 milioni di metri cubi la massa d’acqua smaltita dalla rete consortile. Questa enorme quantità di acqua che si è riversata nei canali, pari a 9 volte il volume d’invaso irriguo della rete consortile, ha determinato danni molto ingenti alle arginature dei canali, già fortemente sollecitate dagli eventi di piena primaverili oltre che per la presenza di animali selvatici, tra cui nutrie e gamberi, che sono stati sommariamente stimati in quasi 20 milioni di euro.