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BORETTO (24 luglio 2015) – Al lavoro contro la grande sete. “In Italia solo in queste ore i danni per eccesso da caldo in agricoltura sono pari, per ora, 200 milioni di euro ma è potenzialmente molto maggiore” è quanto affermato Paolo De Castro, presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo intervenuto a Baveno all’annuale assemblea Anbi.
Il Po, a Boretto dove sorge uno degli impianti di prelevamento tra i più grandi d’Italia, ha un livello di 15,80 metri sopra il livello del mare, con una tendenza a stabilizzarsi dopo il calo dei giorni scorsi: la portata è di soli 350 mc al secondo. “Siamo comunque operativi tra Reggio Emilia, Modena e Mantova per conseguire anche nel 2015 un Pil agricolo che vale oltre 500 milioni di euro” afferma Marino Zani, presidente del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale. E’ bene notare come oltre il 70% delle colture irrigue di pianura sono irrigate. Dopo il consumo umano, ribadiamo con forza che la risorsa idrica il consumo idrico sia per motivi giuridici, e prima ancora, etici, debba essere destinata prioritariamente all’agricoltura. La stessa agricoltura che produce beni primari per l’uomo e contribuisce a mantenere il paesaggio ordinato”.
E mentre si auspica per il fine settimana l’avvento di rovesci che possano attenuare la morsa dell’accoppiata caldo e siccità, “in queste immettiamo sul nostro comprensorio 30.000 litri d’acqua al secondo derivati dal Po a Boretto e circa un migliaio dal Secchia che – aggiunge Zani -. Su una superficie irrigabile di 120.000 ettari dove 10.000 aziende irrigano mais, prati stabili, medicai per il Parmigiano Reggiano, vigneti e pereti”. Da segnalare anche alcuni casi di usi d’acqua a fini industriali sui canali alimentati da derivazioni appenniniche”.
“Per far fronte alle ingenti richieste – entra nel dettaglio il direttore Domenico Turazza – , il Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale, come consuetudine in questo periodo, ricorre alle turnazioni irrigue: i canali secondari e soprattutto i terziari (canali distributori finali) sono invasati a rotazione. Nel dettaglio i canali del Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale ammontano 2500 chilometri, con 50 impianti di sollevamento. In questo momento sono impegnate 140 persone tra addette all’irrigazione e agli impianti”.
Sul tema “sete” Paolo De Castro ha aggiunto “E’ il momento della prevenzione quindi diciamo stop alla gestione tampone delle emergenze idriche ogni estate. La soluzione sono opere pubbliche per essere competitivi sul mercato globale. La riforma della nuova Pac e il Psr vanno in questa direzione: i consorzi di bonifica per questo propongono opere già cantierabili”.
“Il Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale mette in campo tre risposte – spiega il direttore Turazza – Recupro è il progetto che inauguriamo, con la Regione Emilia Romagna e Iren, il 30 luglio 2015, a Mancasale alle 10.30, alla presenza dell’assessore regionale alla Difesa del Suolo, Paola Gazzolo. Si tratta di uno dei primi esempi di utilizzo di acqua reflua depurata dall’impianto di a Mancasale a Reggio Emilia (6 milioni di metri cubi d’acqua), resa così compatibile per l’irrigazione in conformità alla legge: consentirà un maggiore apporto del volume totale complessivo movimentato ogni anno del 5% circa, con un significativo risparmio energetico. A questa misura si sommano i tre interventi finanziati dal ministero sul Piano irriguo nazionale, per un totale di 19 milioni di euro, in corso di realizzazione, anch’essi tesi a rendere più efficiente la rete irrigua sia dal punto di vista della mancata dispersione idrica, quanto anche per la riduzione dei consumi energetici”.
“Infine, dopo l’ampliamento del bacino a monte della traversa di Castellarano è in corso la progettazione di una serie di piccoli invasi laterali ai fiumi che consentiranno l’utilizzo ai fini irrigui dell’acqua che scorre nei fiumi in primavera”. In totale la disponibilità irrigua del consorzio, che ogni anno si aggira mediamente sui 200 milioni di metri cubi d’acqua, dovrebbe aumentare del 10% entro il 2020.