OSSERVATORIO ANBI RISORSE IDRICHE: SI CONFERMA L’ITALIA ROVESCIATA PIU’ ACQUA AL SUD, MENO AL NORD. ORSOGNA, FOCUS D’ITALIA: LA LOCALITA’ ABRUZZESE CASE HISTORY DELLA CRISI CLIMATICA

Roma, 9 dicembre 2021 – Orsogna, comune abruzzese di circa 3.700 abitanti, è al centro dell’attenzione settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, perché interessante esempio delle conseguenze della crisi climatica sull’Italia: dal 1° Gennaio al 5 Dicembre scorsi, infatti,  sono caduti  1.104 millimetri di pioggia (in linea, quindi, con la media nazionale), se non che oltre la metà (mm. 614) sono piovuti in un solo giorno (22 Giugno) con le inevitabili conseguenze idrogeologiche. Nella stessa regione, la diga di Penne trattiene oltre 5 milioni di metri cubi d’acqua, pari ad oltre il doppio della media dal 2016.

Nel confinante Molise, dove da Novembre sta piovendo molto, nell’invaso del Liscione, in poco più di un mese, ci sono circa 8 milioni e mezzo di metri cubi d’acqua in più; a Campodipietra, in provincia di Campobasso, il 2 Dicembre sono caduti 262 millimetri di pioggia contro mm. 119,8 registrati in tutto Dicembre 2020  e mm.58,4 nello stesso mese del  2019 (fonte: MeteoNetwork).

Un’altra “case history” climatica arriva dalla Toscana, dove il fiume Ombrone, uno dei più lunghi della regione, conferma  l’ormai acclarato carattere torrentizio e dopo la ripresa di portata, seguita ad un’estate praticamente in secca, torna ad allontanarsi decisamente dai livelli degli anni scorsi (5,87 metri cubi al secondo contro mc/sec 59,5 nel 2020!) in un territorio, dove invece  Arno, Sieve e Serchio segnano una buona crescita idrica, pur rimanendo sotto la media storica mensile.

Corsi d’acqua in calo nel  Veneto (ad eccezione del fiume Piave) dopo un Novembre piovoso, ma non sufficiente a colmare il deficit di Ottobre: i primi 2 mesi dell’anno idrologico si chiudono quindi con -21% di precipitazioni; largamente negativo è il confronto con le portate di un anno fa quando, però, si registrò una violenta ondata di maltempo a Nordest, capace di creare danni per centinaia di milioni di euro (fonte: ARPA Veneto)

Andamento analogo in Piemonte dove, dopo un Novembre piovoso (+45%), decrescono tutti i corsi d’acqua, ad eccezione del Varaita; va così anche per il fiume Adda in Lombardia e per la Dora Baltea in Valle d’Aosta.

Calano i livelli dei grandi laghi del Nord (Maggiore e Lario ampiamente sotto la media storica), come quelli del fiume Po, ovunque sotto media.

In Emilia-Romagna diminuiscono i flussi nell’alveo del fiume Trebbia, ma crescono quelli di Savio, Secchia e Enza (tutti con portate largamente inferiori allo scorso anno), mentre resta costante il Reno; i livelli degli invasi piacentini permangono in linea con i volumi trattenuti negli scorsi anni (con l’eccezione dell’abbondante 2019).

Scendono  leggermente i livelli dei corsi d’acqua nelle Marche, dove Tronto e Nera continuano però a registrare la migliore performance dal 2018 (fonte: Protezione Civile Marche); crescono le disponibilità idriche nei bacini che, con 31,92 milioni di metri cubi trattenuti, superano i livelli 2020. 

In Umbria aumentano di poco i volumi d’acqua, trattenuti nella diga di Maroggia, che resta deficitaria rispetto allo scorso biennio.

Nel Lazio torna a crescere il lago di Bracciano, così come il fiume Liri, mentre cala lievemente il fiume Sacco.

In Campania, i livelli idrometrici dei fiumi Garigliano e Sele risultano in crescita, mentre Volturno e Sarno  sono in netto calo; in forte crescita sono  i volumi del lago di Conza e gli invasi del Cilento  con numeri da record: il primo trattiene 3.300.000 metri cubi d’acqua più dell’anno scorso, così come il bacino di Piano della Rocca sul fiume Alento, che segna +31,61% sul 2020.

Infine, situazione confortante per le disponibilità idriche nelle regioni meridionali ed insulari: in Basilicata è cresciuta di oltre 70 milioni di metri cubi, mentre la Puglia segna +20 milioni di metri cubi; n Calabria, la diga Sant’Anna sul torrente Tacina trattiene 6,38 milioni di metri cubi d’acqua, record a partire dal 2015; in un mese si registrano oltre 100 milioni di metri cubi d’acqua nei bacini della Sardegna (+Mmc. 66,12 sul 2020) e perfino i bacini della Sicilia segnano, a Novembre, una crescita di 4,58 milioni di metri cubi sul mese precedente, pur rimanendo deficitari per circa 11 milioni di metri cubi sul già critico 2020 (fonte: Dipartimento Regionale dell’Autorità di Distretto del Bacino Idrografico della Sicilia).

“L’attuale situazione conferma l’immagine di un’Italia climaticamente rovesciata e con maggiori problemi di approvvigionamento idrico nelle regioni del Nord” evidenzia Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).

“La fotografia della condizione idrica del Paese testimonia l’importanza dei bacini che, stanti gli attuali livelli, fanno presagire una stagione irrigua regolare in regioni meridionali,  tradizionalmente siccitose, garantendo così condizioni produttive e di reddito agli agricoltori” conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI.