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In Italia solo l’11% dell’acqua di pioggia viene trattenuta dagli invasi: occorre integrare questo sistema  per prevenire le siccità future. La situazione nel comprensorio di pianura della Bonifica Renana è meno grave, grazie al fatto che il Consorzio, tramite il Canale Emiliano Romagnolo, è il principale fruitore regionale delle acque provienti dal Po

BOLOGNA 29 agosto 2017 – Ormai il cambiamento climatico è un dato strutturale anche per l’Emilia-Romagna: se qualcuno avesse dubbi in merito, un 2017 caratterizzato dal perdurare di alte temperature ed assenza di piogge significative dovrebbe costituire una prova sufficiente. Dal settore agricolo giungono ormai quotidianamente dati sui deficit produttivi che si stanno verificando a carico di coltivazioni ed allevamenti, a causa di un caldo senza sosta che dura da 3 mesi e della mancanza di acqua meteorica. I suoli si stanno essicando anche a livello profondo, con danni significativi per la sostanza organica e la fertilità dei terrni agricoli: i processi di desertificazione iniziano proprio con il ripetersi frequenti di condizioni climatiche come quella di quest’anno. La situazione della pianura bolognese nel comprensorio della Bonifica Renana è meno grave di quella registrata in altre aree, grazie al fatto che il Consorzio è il principale utilizzatore regionale delle acque di superficie del fiume Po, veicolate tramite il Canale Emiliano Romagnolo (C.E.R.) che attraversa per ben 148 chilometri l’Emilia-Romagna, da Bondeno alla Romagna. Quindi, il rubinetto fondamentale per l’irrigazione bolognese si trova nell’arco alpino che rifornisce il principale fiume italiano, il quale, fino ad oggi non ha dato problemi di prelievo al CER ed ha consentito alla Renana di distribuire tra marzo e giugno 2017, un 70% di metri cubi  di acqua irrigua in più, rispetto ai 16 milioni medi del decennio precedente: di fatto, con le acque del Po è stato finora possibile supplire alle piogge mancanti di questa annualità. Certo non sono mancate situazioni di emergenza: il servizio irrigazione del Consorzio – reperibile 7 giorni su 7, h 24 – ha risolto 107 casi di criticità specifica, verificatisi sin qui dall’inizio della stagione irrigua. Ma volendo entrare nel dettaglio, occorre evidenziare un dato fondamentale: l’acqua ed i mezzi per irrigare costano e molte colture non possono sostenere questo costo, visti i prezzi di mercato pagati a livello di azienda agricola. Infatti, degli 80 mila ettari potenzialmente irrigui nella pianura bolognese (cioè terreni che hanno accesso alle acque distribuite dal Consorzio per l’irrigazione delle colture), solo il 20% viene effettivamente irrigato annualmente: sono numeri calcolati puntualmente sul territorio, mappale per mappale, dal personale della Renana. Questi dati confermano quanto l’acqua sia considerata preziosa in agricoltura e come venga utilizzata solo per colture nelle quali è realmente indispensabile, tra l’altro utilizzando metodi di distribuzione sempre più idonei al risparmio della risorsa, e venendo poi restituita al terreno e all’atmosfera, tramite il ciclo biologico dei vegetali. Grazie al programma consortile ACQUA VIRTOSA, le quantità d’acqua effettivamente utilizzate dall’agricoltura bolognese vengono rilevate e verificate tramite il confronto costante tra esigenza dichiarata ed immagini satellitari, anche perché il contributo irriguo viene calcolato sulla base dei  volumi idrici utilizzati dagli utenti. Concludendo, appare necessario programmare soluzioni adattive a questo mutato contesto climatico e, per il futuro, incrementare anche nel nostro territorio la percentuale di acqua piovana trattenibile dal sistema dei piccoli invasi artificiali collinari: in questa direzione vanno le proposte progettuali della Bonifica Renana che rientrano nel Piano nazionale degli invasi, elaborato dall’ANBI nazionale. Per il bolognese, le proposte progettuali presentate dal Consorzio per il potenziamento della disponibilità idrica del territorio comportano investimenti di sistema pari a 177 milioni di euro e  sono le seguenti:

 

Area                                            Proposta progettuale

Bologna                                     Ottimizzazione impianto Navile tramite adeguamento e potenziamento impiantistico e raddoppio della linea Navile-Dozza finalizzato al riuso dell’acqua dell’IDAR.

Sasso Marconi                        Collegamento Canale del Maglio con invaso Reno Vivo

Castel Maggiore                    Realizzazione di invaso, con trattamento di fitodepurazione, per lo stoccaggio delle acque reflue del depuratore di Bologna (IDAR) durante il periodo invernale

Castiglione dei Pepoli          Adeguamento sismico dello sbarramento dell’invaso Enel Pavana

Granarolo dell’Emilia            Realizzazione impianto pluvirriguo Dozza Est (Marana Armiggia Cerlacchia );

Sinistra Reno                           Infrastruttura di adduzione ad uso plurimo per l’alimentazione del sistema idrico dei canali dell’alta pianura bolognese con le acque del CER in sinistra Reno

S.Pietro in Casale                  Impianto di distribuzione irrigua a nord del centro abitato

S.Pietro in Casale                  Impianto di distribuzione irrigua a Massumatico

Medicina,Ozzano,

e Castel S. Pietro T.              Impianto pluvirriguo Medicina Ovest Quaderna – Gaiana e collegamento con cassa di espansione di Trifolcee scolo Laghetto

Castello di Serravalle           Invaso di Pravarano

Castel S. Pietro T.                 Vasca di fitodepurazione e bacino di accumulo per la depurazione e lo stoccaggio delle acque dello Scolo Laghetto