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Roma, 20 novembre 2020 – “Irrigants d’Europe è stata promossa da ANBI assieme alle associazioni omologhe di Francia, Spagna e Portogallo, per prevenire i conflitti sull’acqua fra Nord e Sud del Vecchio Continente. Basta guardare quanto sta accadendo nel confronto comunitario attorno al Recovery Fund, con il rischio di allungare i tempi di erogazione di una misura fondamentale per il rilancio economico dell’Italia anche dal punto di vista infrastrutturale, per avere la conferma della prioritaria importanza della mediazione”: ad evidenziarlo è Massimo Gargano, Direttore Generale dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e della Acque Irrigue (ANBI), intervenuto ad un  Congresso Internazionale, organizzato dall’Università di Cagliari.

“Sulla risorsa idrica – prosegue Gargano – stanno convergendo molteplici interessi, la cui compatibilità deve essere ricercata, nel rispetto delle priorità normative, prima che esplodano conflittualità soprattutto nei periodi di emergenza. In questo è  determinante il ruolo delle Autorità di Bacino Distrettuale e, per questo, le nostre progettualità di nuovi invasi già ne prevedono la multifunzionalità: assieme al prioritario uso agricolo, ci sono l’utilizzo energetico e la fruizione a servizio del territorio. Non solo: vanno ricordati anche i contrasti, gestiti con mediazioni continue, con Stati confinanti quali la Svizzera per i livelli del lago Maggiore e la Slovenia per le portate del fiume Isonzo. All’orizzonte – ricorda il DG di ANBI – c’è ora la grande questione sull’utilizzo delle acque reflue: l’Unione Europea ha indicato il 2024 come scadenza per armonizzare le normative nazionali con il  Regolamento Comunitario sui Requisiti Minimi dell’Acqua di Riuso che, dopo 6 anni di gestazione, è già attuativo, prevedendone l’obbligatorietà in campo agricolo; per questo, ANBI sta ripetutamente sollecitando la costituzione di un tavolo di concertazione attorno al quale, oltre ai Consorzi di bonifica ed irrigazione, ci siano il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, quello delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, le Organizzazioni Professionali Agricole, le associazioni ambientaliste e consumeristiche. L’uso di acque reflue dalla salubrità certificata deve, infatti, essere interpretato come una risorsa aggiuntiva al fabbisogno idrico dell’agricoltura, senza gravarla di ulteriori costi. In gioco c’è la competitività dell’export agroalimentare italiano.”

Attualmente, in Italia, su oltre 3.300.000 ettari irrigati, acque depurate sono utilizzate solo a servizio di circa 15.000 ettari, oltre la metà dei quali in Emilia Romagna.