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Roma, 30 luglio 2020 – Conoscere la storia per progettare il futuro: è quanto si propone il Consorzio di bonifica delle Marche che, in collaborazione scientifica con l’Università di Camerino, ha mappato il recente secolo di storia per i 14 fiumi principali della regione e per i loro affluenti più significativi; così, protagonisti della straordinaria operazione, prima in Italia, sono stati gli alvei di Misa, Foglia, Tronto, Chienti, Metauro, Ete Vivo, Tesino, Musone, Tenna, Esino, Potenza, Aso, Cesano ed Alto Nera. Il grande lavoro di ricerca, applicando il sistema Idraim di I.S.P.R.A. (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale),  ha visto impegnati 27 professionisti, suddivisi in 7 gruppi di lavoro più un gruppo per gli studi climatologici ed un altro  di coordinamento tecnico. Per ogni corso d’acqua è stata raccolta un’ampia documentazione per analizzarlo attraverso parametri morfologici, idraulici, ecologici e paesaggistici, utili alla progettazione ed oggi indispensabili per affrontare le sfide di integrazione progettuale, chieste dall’Europa; con un lavoro certosino e non privo di difficoltà burocratiche sono state studiate migliaia di cartografie (solo le mappe post belliche della britannica Royal Air Force non sono state reperibili) e sono state necessarie oltre 2.000 tavole interpretative. Tale lavoro, propedeutico alla formazione dei Piani di Bacino, oltre a monitorare la salute dei fiumi, punta ad individuare come intervenire  per valorizzarli quali elementi centrali della vita e del paesaggio. Per far ciò è necessario considerare i fiumi come un ecosistema complesso con una storia, un “comportamento” e specifiche esigenze. Si accerta così come, nel corso del secolo, i fiumi siano stati costretti ad adattarsi alle esigenze dell’uomo, salvo riprendersi, quando possibile, il territorio di loro pertinenza, esondando; così come le forzature idrauliche abbiano spesso interrotto la continuità ecologica delle rive con evidenti danni per la flora e la fauna fluviali. Analizzare tali mutamenti, ma soprattutto le risposte del corpo vivo del fiume, permetterà di ricercare una nuova armonia con patrimonio inestimabile per la nostra vita; nascerà così un nuovo stile di progettazione con tante  potenzialità finora inespresse e che solo con un continuo lavoro di analisi ed incrocio dei dati raccolti riuscirà a delineare nelle dimensioni. “Tra i dati più interessanti, che sono emersi – indica Michele Maiani, Presidente di ANBI Marche – c’è l’indicazione su  come sia cambiata l’area d’influenza dei nostri fiumi, che in molti casi si è ridotta anche dell’80%, oltre ai danni provocati dall’antropizzazione selvaggia, perpetrata negli ultimi 50 anni.” “I fiumi ci parlano ed oggi è fondamentale guardarli come esseri viventi con un carattere, una storia e anche dei diritti naturali – afferma Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) – Questo approccio è indispensabile per prevenire il rischio idrogeologico. In passato, l’ingegneria di allora è spesso intervenuta  sulle singole problematiche, curando i sintomi, ma non la patologia; talvolta i problemi non sono stati risolti, anzi se ne sono creati di nuovi.”“La Regione Marche – aggiunge Claudio Netti, Presidente del locale Consorzio di bonifica  – è impegnata sui Contratti di Fiume, cui  partecipiamo fin dall’inizio; ora bisogna che agli studi segua un piano delle opere indispensabili per una seria prevenzione delle  criticità idrogeologiche.” “Il nostro Piano di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, fatto di oltre 3.800 interventi in tutta Italia, capaci di garantire quasi 55.000 posti di lavoro, è una risposta concreta – conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI –  Lo studio marchigiano permetterà di individuare le opere occorrenti per risolvere i problemi di tutti i corsi d’acqua della regione con l’obbiettivo di far tornare, ove ancora possibile, il fiume resiliente alle sollecitazioni dell’attività umana.”