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Roma, 30 gennaio 2020 – “La necessaria manutenzione straordinaria del fiume Tevere, cui va affiancata un’azione di educazione ambientale, mirata a garantire il rispetto quotidiano del corpo idrico, può diventare esempio di un rinnovato rapporto tra il corso d’acqua e le comunità rivierasche, perso nel corso dei secoli dall’Impero Romano ai giorni nostri.” A proporre la suggestione è Massimo Gargano, Direttore Generale dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio (ANBI), commentando la pubblicazione del libro “Tevere Nostrum” di Erasmo D’Angelis, Segretario dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Centrale. “Nell’epoca della globalizzazione l’Italia vince, se valorizza le eccellenze, che la fanno unica nel mondo; per questo – prosegue il DG di ANBI – insistiamo su un nuovo modello di sviluppo, incentrato sulla promozione del territorio e delle sue peculiarità, come le risorse idriche. Il Tevere può rappresentare, sul modello di quanto già realizzato dai Consorzi di bonifica per i Navigli milanesi o il fiume Arno a Firenze, un asset fondamentale per un diverso sviluppo turistico ed economico dei territori attraversati. Su questo, il libro di D’Angelis ha il merito di aprire il dibattito.” Sul fiume Tevere, i cui apporti idrici urbani sono oggi depurati al 99% grazie a 4 grandi depuratori e 28 impianti minori, è stata infatti proposta l’istituzione del 26° parco nazionale italiano. “D’altronde – conclude Gargano – la potenza di Roma è cresciuta e decaduta in simbiosi con il suo fiume e si può affermare che l’imperatore, Augusto, sia stato la prima authority pubblica sull’acqua. Oggi c’è bisogno di guardare alla storia per tornare a dire grazie al fiume, recuperando un positivo, quanto moderno rapporto con la comunità.”

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