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Roma, 10 gennaio 2020 – All’indomani della presentazione del Strategia nazionale Mi.P.A.A.F. per risparmio idrico, tutela territoriale e lotta al dissesto idrogeologico, l’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) rilancia la proposta di una coalizione fra tutti i soggetti interessati ad un modello di sviluppo, che abbia la valorizzazione del territorio al centro. “Dal mondo agricolo a quello ambientalista su tre obiettivi – indica Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI, intervenuto sul tema ad un convegno WWF sulla situazione fluviale italiana – Il primo è la sollecita approvazione della Legge sul Consumo del Suolo, che giace da troppo tempo in Parlamento; la fragilità del nostro territorio, accentuata dai cambiamenti climatici, è figlia anche di una dissennata cementificazione, tuttora inarrestabile. Il secondo obbiettivo, su cui convergere, è un maggiore utilizzo delle acque reflue, oggi limitato soprattutto dall’inadeguatezza delle reti e degli impianti che, salvo in pochi casi, non garantiscono adeguati livelli di salubrità idrica post depurazione; su questo, l’Unione Europea ha ripetutamente richiamato il nostro Paese. Terzo obiettivo deve essere l’avvio di politiche per trattenere la popolazione nelle aree interne del Paese, fermando la costante migrazione verso le zone costiere, la cui fragilità morfologica è aumentata dalla crescente pressione antropica; la prevenzione idrogeologica nasce, infatti, da una corretta gestione delle aree montane, garantita in primis dalla presenza di attività imprenditoriali, prima fra tutte quella agricola, sussistendo però le condizioni per cui essa possa essere reddituale. In Italia – prosegue il DG di ANBI – l’accresciuta sensibilità politica rende oggi disponibili, importanti risorse grazie soprattutto alla capacità progettuale dei Consorzi di bonifica e di irrigazione; inoltre è chiara la catena di attribuzione delle responsabilità. Di fronte alla crisi climatica abbiamo quindi due scelte: perpetrare la logica degli stati di calamità, che costano in vite umane e ristorano solo una piccola parte dei danni oppure, superando anacronistiche polemiche, sviluppare assieme cultura ed azioni per la prevenzione dalle calamità naturali. Noi ci schieriamo dichiaratamente per la seconda possibilità e lanciamo un appello a tutti i possibili interlocutori.

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