Presentando oggi gli impegni finanziari e progettuali dei Consorzi di bonifica dell’Emilia Romagna per il 2004, il presidente dell’Unione regionale Bonifiche, Emilio Bertolini, ha sottolineato l’importanza degli investimenti che il sistema consortile è in grado di spiegare sul territorio regionale: “Da un lato si investono oltre 100 milioni di euro derivanti dalla contribuenza nella gestione e manutenzione delle opere di bonifica, a un duplice fine: garantire un elevato standard di sicurezza idraulica e territoriale e consentire l’uso del territorio ai più diversi fini: produttivo, infrastrutturale, civile, ecc. In ambito regionale il sistema consortile rappresenta così la più ampia e costante azione di manutenzione del territorio che si avvale esclusivamente di risorse raccolte direttamente dai contribuenti privati. Dall’altro ci accingiamo ad avviare nuove opere per oltre 143 milioni di euro con fondi pubblici, regionali e nazionali. Una mole così considerevole di finanziamenti di risorse dimostra l’elevato grado di professionalità presente nel sistema consortile nonché una capacità progettuale ed operativa assai elevata”
“La fiducia nelle nostre capacità – continua Bertolini – ha consentito nel precedente triennio 2001-2003 investimenti sia sul versante idraulico che irriguo superiori ai 500 milioni di euro, avviando a concreto completamento il programma di messa in sicurezza del territorio regionale ed un ampio ammodernamento della rete irrigua”.
Bertolini ha poi parlato della prossima campagna irrigua 2004. “Dopo l’emergenza siccità del 2003, cui il sistema irriguo consortile ha risposto adeguatamente distribuendo volumi record d’acqua e attraverso uno sforzo di interconnessione e solidarietà fra più sistemi distributivi, non pare pensabile affrontare una nuova emergenza siccità con i metodi e gli strumenti adottati nel 2003. L’utilizzo infatti dei bacini idroelettrici alpini, pur avendo aiutato il Po a superare un momento di criticità assoluta, non può considerarsi la soluzione al problema”
Bisogna muoversi su tre linee d’azione: una politica di risparmio e corretta gestione delle acque riutilizzando anche ai fini irrigui le acque reflue; una politica di ammodernamento e sviluppo ( si pensi solo al comprensorio CER ) delle infrastrutture irrigue la cui età media ora è superiore ai trent’anni per consentire una distribuzione più razionale e meno dispersiva; riorganizzare il sistema di prelievo dell’acqua puntando alla sua diversificazione promovendo il rilancio di una politica di invasi collinari e montani in grado di sviluppare un sistema di stoccaggio che attenui se non annulli i prossimi stati d’emergenza siccitosa.

Le priorità? “Va definito un piano di emergenza irrigua a livello di Autorità di bacino del Po – conclude Bertolini – e in tal senso la ‘cabina di regia’ che ha governato l’emergenza nel 2003 deve continuare a svolgere la sua azione. Va poi reso operativo il Piano Irriguo nazionale promosso dalla legge finanziaria 2004 per il quale i Consorzi aderenti all’URBER, entro l’anno, sono in grado di attivare progetti esecutivi per un valore superiore ai 360 milioni di euro”.