MASSIMO GARGANO, Direttore Generale ANBI – “LA SENSIBILITA’ DELL’OPINIONE PUBBLICA DURA PURTROPPO IL TEMPO DI UN’ EMERGENZA”

Roma, 4 giugno 2024- “Nel 2017, quando la crisi idrica del lago di Bracciano rischiò di fare razionare l’acqua nella Capitale, l’attenzione del mondo si concentrò su Roma; oggi si sta salinizzando il fiume Tevere con gravi ripercussioni sull’agricoltura di grandi aree vocate a produrre cibo come Maccarese e Ladispoli, ma nessuno ne parla”: a denunciarlo è Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI, intervenuto ad un seminario formativo, organizzato dal sindacato Filbi-Uil a Milano Marittima.

La portata del Tevere si aggira attualmente sugli 80 metri cubi al secondo, quando la media del periodo è superiore a mc/s 200; ciò favorisce la risalita del cuneo salino nell’entroterra. La crisi inizia fin dalla sorgente del fiume con un flusso praticamente dimezzato già a monte Molino, in Umbria. Analoga condizione si registra per l’Aniene. Non va meglio per i livelli dei laghi dei Colli Romani: quello di Albano è calato di 11 cm nell’ultimo mese, il bacino di Bracciano è sotto 7 centimetri rispetto all’anno scorso e quello di Nemi ha perso addirittura quasi mezzo metro d’acqua in 12 mesi!

“Le conseguenze della crisi climatica – prosegue il DG di ANBI – sono accentuate nel Lazio da una sregolata pressione antropica sulle risorse idriche. Per questo è necessario aumentare le disponibilità d’acqua, efficientando le infrastrutture esistenti e realizzando nuovi bacini di accumulo; il futuro non possono certo essere i dissalatori, i cui costi penalizzerebbero fortemente l’economia agricola e la nostra  borsa della spesa oltre a comportare gravose conseguenze di carattere ambientale, legate allo smaltimento della cosiddetta salamoia inquinante.”

Attualmente nel Lazio ci sono 5 invasi con una capacità complessiva di 7.495.000 metri cubi; il Piano Invasi (“laghetti”), proposto da ANBI e Coldiretti, ne prevede almeno altri 18 capaci di aumentare la disponibilità idrica di ulteriori  13.312.500 metri cubi. Su tali bacini potranno essere posizionati 23 impianti fotovoltaici galleggianti (produzione: 15,26 milioni di kilowattora all’anno) e 4 centrali idroelettriche (produzione: 301.603 kilowattora all’anno).