Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInShare on Google+Share on WhatsappEmail this to someone

Il Consorzio ha provveduto a portare l’acqua necessaria alle colture grazie ad una attività straordinaria dello staff, fonti di approvvigionamento alternative e ad un solido patto strategico con gli agricoltori che hanno concertato i piani colturali in anticipo sulla tabella di marcia 

Parma, 13 Settembre 2022 – Richiesta irrigua soddisfatta anche nella stagione 2022 – nonostante le criticità di un’annata che, secondo le rilevazioni idro-climatiche, è la più siccitosa da settant’anni a questa parte – con un numero di irrigazioni (quasi 1200) e un volume di risorsa erogata (10 milioni di metri cubi) tendenzialmente stabili rispetto ai valori della stagione scorsa, grazie alle eccezionali manovre a Foce Ongina (per consentire all’impianto consortile di derivare dal Po sin quando possibile) alla presa straordinaria effettuata a monte della cassa di espansione dell’Enza (per portare a maturazione le ultime colture e fornire sollievo all’ecosistema e all’habitat ecologico del comprensorio dello Spelta) e all’utilizzo a fini irrigui dell’acqua raccolta dal bacino di captazione di Medesano: è la fotografia effettuata dal Consorzio della Bonifica Parmense al termine della stagione irrigua appena conclusa nella nostra provincia e che mostra sostanzialmente un quadro invariato rispetto al 2021, con oltre 5.300 ettari agricoli serviti.

LA TENDENZA IDROCLIMATICA

Se nel 2017 l’agricoltura del nostro paese e della pianura padana in particolare avevano dovuto far fronte ad una siccità che al tempo fu definita storica – ma che sembrava, per lo più, un evento straordinario alla luce degli indicatori idro-meteo-climatici del periodo – quest’anno, il 2022, si è confermato il più siccitoso di sempre a memoria d’uomo. La carenza perdurante di risorsa idrica ha caratterizzato gli equilibri idrologici del territorio Parmense nei mesi invernali, si è prolungata inesorabilmente nel corso della primavera investendo poi, durante l’estate, ogni programmazione colturale anche se realizzata con i crismi più adeguati per pianificare un utilizzo consapevole dell’acqua. In questo scenario, non certo semplice da affrontare, il Consorzio ha messo in campo tutti gli antidoti necessari per fa fronte alla grave emergenza che ha colpito anche i settori civili, energetici e industriali. L’agricoltura, nella scala delle priorità nazionali, viene subito dopo l’utilizzo civile e a chi gestisce la risorsa idrica è richiesto il massimo sforzo per concretizzare un impiego quanto mai oculato della singola goccia prelevata dai corsi d’acqua naturali. L’ente ha impiegato, in modo capillare, in ogni angolo del comprensorio gestito e per tutta la durata della stagione dell’irrigazione uomini e mezzi per calibrare l’uso dell’acqua in modo da ottenere performances soddisfacenti che ha raggiunto grazie ad una preventiva programmazione ottenuta con l’innovativo servizio di prenotazione anticipata dell’irrigazione, opzionabile con una semplice telefonata al numero verde istituito dalla Bonifica. Questa sorta di alleanza compatta con il mondo agricolo nella predisposizione anticipata dei piani colturali, per fare di necessità virtù, tenendo conto delle disponibilità, è stata la vera arma in più, la strategia più proficua per non disperdere un solo quantitativo utile.

I NUMERI

La risorsa idrica nel Parmense arriva al mondo agricolo in via prioritaria grazie ai prelievi realizzati mediante l’utilizzo degli oltre venti impianti idrovori e di 7 pozzi consortili che hanno generato complessivamente una derivazione di acqua pari a 10 milioni di metri cubi. Una percentuale di risorsa è stata disponibile mediante il prelievo da pozzo e da trattamento delle acque opportunamente depurate dal servizio idrico IREN ed EmiliAmbiente.

LE RICHIESTE DI IRRIGAZIONE

Il Consorzio di Bonifica, nonostante le indubbie e straordinarie difficoltà di approvvigionamento, ha comunque soddisfatto tutte le richieste pervenute all’ente: più 1200 domande che corrispondono ad un territorio di oltre 5400 ettari di superficie colturale irrigata. Una superficie che proprio in virtù della presenza dell’acqua genera colture di pregio con una PLV del tutto superiore a quella non irrigata.

I COMMENTI DEI VERTICI CONSORTILI

“Quest’anno, oltre alla gestione delle richieste agricole, il Consorzio, grazie al suo staff, che ringrazio, ha compiuto azioni mirate ed attività capillari che, in via straordinaria, hanno consentito di centrare obiettivi rilevanti in periodo di piena emergenza – evidenzia il direttore generale Fabrizio Useri – come il prelievo temporaneo a Foce Ongina e l’utilizzo strategico delle acque della cassa di espansione a monte dell’Enza, i due esempi più riconoscibili. Tutte attività concretizzate in spazi temporali molto ristretti che, senza le adeguate professionalità ed l’entusiasmo, non si sarebbero potute realizzare. A questo aggiungerei la collaborazione del mondo agricolo, sempre disponibile a concordare percorsi comuni proficui”.

“Abbiamo affrontato questa stagione così impegnativa garantendo la risorsa a tutti gli agricoltori che l’hanno richiesta con il massimo impegno del Consorzio che veramente ha fatto di tutto e a tempo pieno per rispondere con prontezza – sottolinea la presidente Francesca Mantelli – . Ora però l’importante è non abbassare la guardia perché, anche se la stagione è sì conclusa, diventa prioritario ed essenziale individuare con istituzioni e portatori di interesse tutte le soluzioni immediatamente spendibili, sia infrastrutturali che tecnologiche, per arginare le criticità. Tutto questo in tempi rapidi perché le difficoltà del 2022 non rappresentino in modo sistemico il modello con cui affrontare la sfida del futuro nel nostro territorio”.

LE STRATEGIE PER FAR FRONTE ALLA SICCITÀ EPOCALE

L’Ufficio Irrigazione del Consorzio conferma che è stata l’alta pianura parmense a soffrire maggiormente la siccità, nell’area a sud della via Emilia, a causa soprattutto delle scarse portate dei torrenti appenninici; diversamente le aree a nord della via Emilia – grazie alla risorsa idrica presente, anche se diminuita nel fiume Po, alle acque reflue urbane depurate e ai prelievi dalle falde sotterranee – hanno subito un impatto minore. In linea di massima dunque la Bonifica Parmense è riuscita a soddisfare le richieste d’irrigazione per le colture di maggior pregio e valore economico quali pomodoro e orticole che hanno precedenza. Solo nella parte conclusiva della stagione alle colture foraggere, come i prati stabili e artificiali, sono state indicate linee guida precise e ferree alle quali attenersi nelle singole modalità di pratica irrigua (no scorrimento).

L’ANALISI COLTURALE

L’analisi dello stato delle colture all’interno dei comprensori irrigui mostra come nel 1° Bacino (Enza- Parma), a nord della via Emilia (bassa pianura), si è riusciti a soddisfare tutte le richieste d’irrigazione che prevedevano l’utilizzo di tecniche irrigue a media/alta efficienza, come il classico rotolone o impianti a goccia (pomodoro e mais) grazie all’impianto del Casino, al prelievo dal torrente Parma e al pozzo del Torrano, al prelievo da falda sotterranea; mentre a sud della via Emilia (alta pianura) a causa dell’attivazione della normativa per il rispetto del DMV (deflusso minimo vitale) sul Torrente Enza, il Consorzio ha dovuto inizialmente ridurre fortemente i prelievi dal corso d’acqua, fino a sospenderne totalmente il prelievo a scopo irriguo e dunque i prati stabili sono quelli che hanno risentito maggiormente.

Nel 2° Bacino (Parma – Taro) il Consorzio ha dovuto fornire precedenza alle colture come mais e pomodoro. Con l’attivazione del DMV, che ha portato inizialmente a una forte riduzione del prelievo della risorsa idrica, fino alla sua totale sospensione si è deciso, per soddisfare l’irrigazione dei prati artificiali di prelevare la risorsa idrica dalla falda sotterranea attraverso il pozzo di Ronco Campo Canneto.

Nel 3° Bacino I Sez. (Taro – Stirone), a nord della via Emilia per riuscire a soddisfare le richieste irrigue dei consorziati sono stati effettuati i prelievi anche dalla falda sotterranea grazie a 7 pozzi; a sud della via Emilia, invece, non sussistendo una fonte secondaria di approvvigionamento, la siccità ha impattato su tutte le colture presenti nel comprensorio, ma i prati stabili sono quelli ne hanno risentito maggiormente. Nella II Sez. (Stirone – Ongina) invece si è riusciti a soddisfare le richieste d’irrigazione per tutte le varie tipologie di colture presenti nel territorio, come pomodoro, mais e vite, con un impatto della siccità limitato sulle colture presenti nel comprensorio.