REGGIO EMILIA, MANTOVA (6 aprile 2013) – Nel corso della notte la rete del Consorzio di bonifica dell’Emilia Centrale, con una settantina di persone alternatesi dall’inizio della fase di emergenza, ha gestito il colmo della piena, una delle più importanti negli trent’anni, in particolare nel versante Reggiano con deflussi delle acque anche nel mantovano. Scongiurate esondazioni significative a ridosso di aree urbane o industriali. Già evacuata – solo grazie all’ausilio delle idrovore meccaniche – una quantità d’acqua pari a circa 30 volte il volume dello stadio Giglio.
Nella giornata di ieri, venerdì, si sono registrate, sull’intera zona di pianura del comprensorio consortile, piogge per oltre quaranta millimetri (sessanta in Appennino, con punte anche superiori) su di un terreno già imbibito dalle numerose precipitazioni del mese di marzo. L’effetto sui canali è stato immediato e molto evidente.
Per far fronte a un evento di tale eccezionale portata il Consorzio di Bonifica dell’Emilia Centrale ha messo in capo tutti i mezzi che ha a disposizione. Di seguito, in estrema sintesi, gli interventi e i numeri principali.
NUMERI, MANOVRE, IMPIANTI
Le idrovore degli impianti (Boretto, Gualtieri, Moglia – nonostante le gravi lesioni causate dal terremoto -, San Siro hanno sollevato ininterrottamente, per tutta la notte e la mattina di sabato, allontanando 170 metri cubi d’acqua al secondo (equivalenti a 170.000 litri al secondo). Cira 12 miliardi di litri d’acqua dalla loro attivazione: sono ancora in funzione.
Le sei casse d’espansione nel comprensorio (parcheggi temporanei delle acque) hanno inoltre funzionato per laminare le piene dei canali accumulando fino a 60 metri cubi d’acqua al secondo. Complessivamente il sistema ha gestito fino a 230 metri cubi d’acqua al secondo.
Una settantina di persone hanno costantemente operato (nel centro di telecontrollo di Reggio Emilia, presso gli impianti idrovori, e monitorare lo stato dei canali e dei principali nodi idraulici). Durante l’intero arco della notte sono state impegnate una trentina di persone e sei mezzi operativi.
Innumerevoli i piccoli e grandi interventi eseguiti degli operatori e dai mezzi di campagna.
Si va dalla pulizia delle griglie innanzi agli impianti (eseguiti talvolta anche a mano per tutta la notte), ai lavori di rinfranco dell’argine del Canale Castelnovo Basso e del cavo Bondeno a Novellara (realizzati nelle ore notturne con l’ausilio di una torre faro), ad un intervento “volante” per far funzionare al meglio l’impianto elettrico della idrovora di Mondine (gravemente lesionata dal terremoto).

UN PIANO SPECIALE
“Il Consorzio ha dimostrato saper pensare in grande ed agire in piccolo” spiega Domenico Turazza, direttore, nel ringraziare le persone coinvolte. “Fin dalla scorsa estate abbiamo predisposto una procedura che programmava tutte le manovre da realizzare in caso di piena, per salvaguardare la funzionalità della rete scolante parzialmente compromessa dal terremoto”. Il Consorzio, coordinando il tutto dalla Sala di telecontrollo di Reggio Emilia, ha così saputo mettere in capo tutti gli interventi localizzati necessari per far funzionare, in concreto, una rete scolante che conta oltre 3.000 km di canali e che attraversa paesi, città, zone industriali ed artigianali, aziende agricole, infrastrutture strategiche come le Autostrade del Sole e del Brennero o l’asse ferroviario Milano – Bologna.
ESONDAZIONI
Una piena di questa portata ha inevitabilmente fatto registrare momenti di difficoltà ed esondazioni localizzate dei canali. In particolare la campagna a nord di Novi ha subito le esondazioni per il rigurgito dei collettori delle acque basse. La Protezione Civile, debitamente allertata da Consorzio, ha provveduto alla protezione delle aziende agricole più a rischio.
Esondazioni si sono inoltre registrate dal Canale di Caprara a Campegine, dal Diversivo Bresciana (tra Reggio Emilia a Cadelbosco), dal Canale Castelnovo Basso (a Castelnovo Sotto), da Cavo Naviglio (a Rolo e Correggio) e nel carpigiano. Allo stato non risultano esondazioni significative in danno a centri abitati o aree industriali.