Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInShare on Google+Share on WhatsappEmail this to someone

bat-box-cdb-medio-valdarno-1

Roma, 6 agosto 2019 – Non arriveranno Batman e Robin, ma i pipistrelli sì o almeno questa è la speranza a Firenze, dove è stato avviato il progetto “Bat Box sul Mugnone” finanziato e promosso dal Consorzio di bonifica 3 Medio Valdarno, in collaborazione con il Museo di Storia Naturale dell’Università degli Studi di Firenze; l’obbiettivo è favorire la presenza, in ambito urbano, di pipistrelli capaci di mangiare, ciascuno, fino ad un migliaio di zanzare a notte. E’ noto  che la più efficace lotta alle zanzare comincia dai cosiddetti “focolai larvali”, dove centinaia di uova e larve sono concentrate in piccoli volumi d’acqua (tombini, caditoie stradali, piccole vasche, bidoni usati per la raccolta delle acque, sottovasi, etc.), mentre è  quasi impossibile il contrasto agli esemplari adulti, fra i quali può celarsi anche l’aliena “West Nile”, temibile per la salute umana. Per questo, favorire la presenza dei pipistrelli in ambito urbano (sono sempre meno numerosi anche a causa delle crescenti difficoltà nel trovare rifugi) può  contribuire notevolmente alla riduzione delle zanzare. “In una  recente campagna di studio, divulgazione e conservazione – spiega Paolo Agnelli, esperto del Museo di Storia Naturale di Firenze – si sono messi a punto i rifugi più efficaci e sono state individuate le migliori modalità d’installazione. In questo caso, abbiamo scelto diverse tipologie di ‘casette’, sia di cemento che di legno, installate sia sotto l’ampia ed ombreggiata volta del Ponte Rosso che su entrambi i muri di sponda, soggetti ad esposizione solare completamente differente:  i rifugi esposti a nord sono scelti dai maschi, perché hanno temperature più fresche, mentre gli orientamenti a sud sono scelti dalle femmine.” Ad ogni bat box installata viene assegnato  un codice identificativo per il successivo monitoraggio da parte di esperti chirotterologi; il successo di colonizzazione delle “casette” aumenta col passare del tempo e, mediamente, dopo il primo anno raggiunge il 18%, il 35% al secondo anno ed oltre il 40% nel terzo anno di installazione. “Da tempo, normative comunitarie, nazionali, regionali favoriscono azioni di ricerca, gestione e divulgazione sui chirotteri; già in passato, il Museo di Storia Naturale aveva collaborato con gli enti consortili – ricorda Marco Bottino, Presidente del Consorzio di bonifica Medio Valdarno – Proprio in questi giorni, il fiume Arno ed i suoi affluenti sono oggetto di sperimentali manutenzioni ambientali come l’utilizzo di speciali escavatori anfibi per la pulizia delle rive.” “Va precisato – conclude Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e della Acque Irrigue (ANBI) –  che il Consorzio di bonifica non ha  competenza sul controllo degli insetti in ambito fluviale; abbiamo, però, pensato di fare la nostra parte, in maniera esemplare, nel rispetto di quella tutela ambientale a servizio del territorio, che è nel nostro DNA.”