Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on LinkedInShare on Google+Share on WhatsappEmail this to someone

FRANCESCO VINCENZI, “E’ LA CONFERMA DELLA FUNZIONE FONDAMENTALE DELL’IRRIGAZIONE COME ANDIAMO SOSTENENDO IN EUROPA”

foto-1

Roma, 19 luglio 2019 – In Lombardia, nell’eccellenza risicola della  Lomellina, si sta vivendo un incredibile paradosso: pur in presenza di una notevole quantità d’acqua nei fiumi, si riscontra una grande criticità idrica fino ai primi, concreti rischi di perdite del raccolto di riso nella porzione terminale del comprensorio  a Sud di Mortara. Il delicato sistema irriguo locale, infatti,  è caratterizzato da un equilibrio precario, dove un minimo errore di programmazione può comprometterne l’efficienza. I fattori, che hanno contribuito all’attuale situazione d’emergenza, sono essenzialmente due: un inverno particolarmente siccitoso e la crescente diffusione della coltivazione del riso “in asciutta”, che utilizza l’acqua solo dall’inizio di Giugno, sovrapponendosi così alle prime irrigazioni del mais. L’equilibrio del sistema irriguo lomellino, cui si deve aggiungere quello della pianura novarese in una logica di unità territoriale, viene raggiunto, quando  la sommersione delle risaie inizia a metà Aprile, grazie alle derivazioni dai grandi fiumi (Ticino, Po, Dora Baltea e Sesia), raggiungendo  il massimo della portata irrigua  nel mese di Giugno e consentendo il ricarico della falda per l’infiltrazione d’acqua, che dà luogo, a valle, al tipico fenomeno dei fontanili, che ha reso celebre questo territorio, candidato a patrimonio mondiale dell’umanità. Quest’anno, la diffusione del riso seminato “in asciutta” su quasi l’80% del comprensorio, disattendendo le indicazioni dell’Associazione Irrigazione Est Sesia, ha fortemente ridotto la ricarica della falda, comportando l’attuale, insufficiente apporto idrico da fonti “interne” (risorgive,  ma anche  torrenti come Agogna, Terdoppio, Erbogna),  che rappresentano oltre il 30% del potenziale irriguo comprensoriale. Solo l’eccezionale disponibilità idrica, presente nei principali fiumi, sta consentendo di integrare le risorse  di una rete irrigua che altresì , in questo periodo, non ha mai necessitato di aiuto. Si ritiene che applicare scelte colturali, atte a favorire  l’equilibrio irriguo del territorio risicolo ( ad esempio: sollecitare entro fine Aprile, con idonee misure nel Piano di Sviluppo Rurale, la tradizionale  semina “in acqua” su almeno il 50% della superficie), porterebbe ad accumulare in falda circa 300 milioni di metri cubi d’acqua, cioè l’equivalente di oltre m.1,20 di livello del lago Maggiore. Tale disponibilità idrica in falda garantirebbe una maggior portata diffusa di quasi 80.000 litri al secondo, risolutiva dell’attuale situazione di  criticità. “La paradossale situazione, che si sta registrando in Lomellina, conferma la fondamentale funzione ambientale della sommersione delle risaie, che danno vita al tradizionale paesaggio del cosiddettomare a quadretti. Mai come in questo caso la risoluzione del problema è nelle nostre mani” commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI). L’acqua, quando c’è, va utilizzata anche per vivificare il territorio – conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – E’ questa la battaglia culturale che, attraverso Irrigants d’Europe, stiamo sostenendo in ambito comunitario per affermare la determinante importanza  dell’irrigazione per l’agricoltura e l’ambiente mediterranei.”