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vincenzibisFRANCESCO VINCENZI, DOBBIAMO AFFRONTARE IL FUTURO CON STRUMENTI ADATTI. 

di Letizia Martirano

L’anno che si è appena concluso è stato un periodo di intenso lavoro per l’Anbi, l’Associazione nazionale consorzi di tutela gestione territorio e acque irrigue, anche a livello di rapporti con le istituzioni. In questa intervista il presidente Francesco Vincenzi traccia un bilancio dei risultati ottenuti e fa alcune riflessioni sul futuro, anche in relazione ad alcune situazioni difficili da risolvere nel Mezzogiorno.

 

Cosa sta succedendo nel campo della gestione dell’acqua in Italia? C’è una strategia?

Il governo e la gestione dell’acqua nel nostro paese hanno distinzioni di ruolo e funzioni tali da non consentire di esprimersi con luoghi comuni: pianificazione, programmazione e gestione sono assolutamente distinte e con competenze diverse tra Regioni, Autorità di bacino distrettuali e Consorzi di bonifica. Peraltro, i pochi tasselli che mancavano sono oggi completati con l’attuazione piena del Collegato ambientale.

 Quindi è soddisfatto dell’azione del Parlamento?

 Anbi e Consorzi di bonifica si sono dati l’obiettivo di alzare sempre più l’asticella e il profilo dei risultati da raggiungere nell’interesse dei cittadini e delle imprese. E’ ovvio che auspichiamo che questo orientamento sia condiviso anche dalle istituzioni. Indubbiamente posso sostenere che in questa legislatura sono stati fatti significativi, concreti e utili passi avanti nella direzione attesa. Mi riferisco a #italiasicura, al Collegato ambientale, al Piano Irriguo Nazionale, ai Fondi di coesione per il Sud, al Piano Invasi, all’inserimento della rete consortile nella Legge 232 al pari, come giusto, delle altre reti strategiche per il paese, al rifinanziamento della Legge Ravenna sulla subsidenza. Sono tutti fatti concreti, che testimoniano il nostro lavoro con istituzioni attente e fattive. Certo, per quanto riguarda le risorse non è accaduto esattamente quel che avremmo voluto, ma indubbiamente c’è stato un significativo passo avanti verso la scelta di prevenire anziché rincorrere gli eventi. Sotto questo profilo sottolineo il significato della distribuzione collettiva dell’acqua irrigua, gestita dai consorzi, quale asset decisivo per competere sui mercati con il “made in Italy” agroalimentare che, insieme alla bellezza dei nostri territori, risulta decisivo nel creare occupazione e offrire sicurezze ambientali ai cittadini.

 Ci sono situazioni critiche che pensate debbano essere affrontate?

 Vi e’ un problema Mezzogiorno, del quale i consorzi di bonifica siciliani e pugliesi sono testimonianza. L’ingordigia, unita al respiro corto di certa politica, ha determinato commissariamenti pluridecennali che hanno prodotto bilanci insostenibili per le imprese e i consorziati. Situazioni che l’Anbi non reputa giuste, poiché negano opportunità e trasparenza a quei territori e alle reti di imprese che ivi operano. E’ quantomeno superficiale chi, a livello istituzionale o sui media, mette sotto accusa il cattivo funzionamento di quelle realtà, facendo di tutta l’erba un fascio. Purtroppo, in quei territori non solo i consorzi, ma molti ambiti del vivere comune, quali sanità, trasporti e scuola, sono in difficoltà operativa, gestionale e amministrativa. E’ evidente che chi ha responsabilità di governo non può ritardare ulteriormente risposte e azioni mirate a quella parte fondamentale del paese.

 E’ possibile trovare delle soluzioni?

 Abbiamo davanti una grande stagione di opportunità da cogliere e un lavoro durissimo da compiere per renderle omogenee nel paese, a partire dal ruolo dei consorzi nel Mezzogiorno, proseguendo nell’attuazione della riforma voluta dall’intesa Stato-Regioni del 2008, che si e’ arenata al Sud. La riforma va fatta ripartire restituendo, quanto prima, i consorzi di bonifica all’autogoverno dei consorziati.

 Cosa vede nel futuro dei Consorzi?

Se vogliamo valorizzare delle attività, dobbiamo avere il coraggio di affrontare il futuro con strumenti adatti al futuro. Per questo, i consorzi che affrontano temi del futuro con il fare dei propri operai e dei propri uffici di progettazione mi fanno sostenere, con determinazione consapevole che essi sono strumenti di modernità, in una comunità attiva e partecipata. Per questa ragione ritengo ci siano dibattiti a dir poco datati. Alcuni giorni fa, riflettevo sul confronto creato dalla proposta, avanzata da un gruppo politico, di chiudere i centri commerciali la domenica e sul clamore mediatico creatosi tra chi era favorevole e chi contrario. Entrambe le opinioni mi sono apparse un po’ datate. Io credo che Amazon il problema non se lo ponga e non se lo pongano neppure i suoi clienti, soprattutto i più giovani…

 Quali sono i temi del futuro su cui siete concentrati?

Il cambiamento climatico, l’eccessivo consumo del suolo, la produzione di energia “green”, l’innovazione “spinta”. L’esperienza di “Acqua Campus” e’ in questo senso significativa. Attraverso un’efficiente gestione dell’acqua irrigua, intesa come risorsa e non come mero “bene economico”, derivano vantaggi evidenti per il reddito delle imprese agricole e della loro competitività sui mercati globali.

Spieghi ad un profano cos’è un consorzio di bonifica…

 Ritengo, senza timore di smentita, che i Consorzi di bonifica siano identificabili come comunità attive, dove è il territorio e chi lo rappresenta a essere protagonista, dove il federalismo fiscale è già applicato senza rincorrere movimenti referendari e dove, per le competenze affidate, ovvero la difesa del suolo su un reticolo di oltre duecentomila chilometri di canali e la gestione dell’acqua irrigua, si amministrano, oltre ai contributi dei consorziati, le criticità dei territori e se ne progettano, attuandole, le risposte. A supporto di quest’ultima affermazione c’è un elemento concreto: i nostri consorzi, rispondendo ad un bando comunitario da 300 milioni di euro, sono stati capaci di presentare progetti per oltre 1 miliardo, finalizzati a rendere più efficienti, efficaci ed economici gli impianti irrigui. Questi sono i fatti a cui ci atteniamo e vogliamo farlo da comunità attiva, in un patto con la burocrazia pubblica, amica del paese e del futuro dei territori.

fonte: AGRA PRESS – www.agrapress.it